4.6.10

Yamon Yamon - This Wilderlessness (2010)

genere: pop
durata: 43.47

tracklist:
1) alonso
2) wang lee
3) no depression
4) the darker place
5) two sides
6) african nights
7) fast walker
8) every plane is an adventurer
9) high class

l'esordio degli yamon yamon, band svedese fondata sulle orme di vampire weekend e marching band, arriva esattamente otto anni dopo (vale a dire quest anno) la formazione della band, avvenuta a uppsala (città universitaria molto importante), svezia, nel 2002.
la pubblicizzazione dell'uscita dell'album, the wilderlessness, è praticamente assente, dunque come potete ben immaginare il decollo mediatico ha stentato ad avvenire, questo tanto per fare un eufemismo, dato che non è avvenuto affatto.

i ragazzi di stoccolma si chiudono un anno esatto in studio e poi danno 'alle stampe' questo the wilderlessness, che significherebbe senza selvaggio, assenza del selvaggio (se la conoscenza dell'inglese non m'inganna, ma tanto l'ho letto su un altro sito). la produzione molto raffinata e atta a rendere il suono più definito possibile, a valorizzare nel miglior modo il ruolo di ogni singolo strumento, l'abuso di puliti chitarristici, cantato estremamente tranquillo e batteria di classe, protagonista, ma mai invadente, contribuiscono a rendere l'idea esplicata nel titolo. la ricerca dunque di una musicalità il meno selvaggia possibile, senza fronzoli e più diretta nella musica, più - filosoficamente parlando - musica nel suo concetto più intimo, nel suo astrattismo, nella sua oniricità di arte senza immagini, senza corrispettivi concreti.

i pezzi sono davvero molto curati, estrema perizia nella scelta delle strutture dei brani, dei timbri sonori, anche la qualità tecnica delle rifiniture fa la sua bella figura, sono particolarmente di classe certi grove batteristici che fanno la differenza. gran parte del disco è impostato solo (essendo gli yamon yamon un trio) sulla combinazione dei tre strumenti rock per eccellenza, vale a dire chitarra-basso-batteria, permettendosi poi alcune eccezioni con sovraincisioni pianofortistiche che abbelliscono non poco il componimento.

l'inizio frizzante è affidato ad alonso (non so se ci sia qualche riferimento col pilota, è meglio vivere senza sapere la verità su certe cose) traccia invitante che ci introduce nell'interessante ed affascinante viaggio all'interno dell'assenza del selvaggio. si comincia ad imbroccare dei bei pezzi con la successiva wang lee, che sebbene rientri a pieno titolo nella struttura classica della canzone pop, essa si accosta più a quella branca di musica più ricercata, più suonata. idem con patate per il pezzo seguente, no depression, che si basa su un giro chitarristico di fondo micidiale per raffinatezza.
the darker place, il titolo lo testimonia tranquillamente, è invece un pezzo che predilige un decoro chitarristico più oscuro e più graffiante, mentre dopo il breve intervallo di two sides, si passa ad un altro gran pezzo intitolato african nights. è una canzone pop atipica, specialmente per quanto concerne la durata, che è di poco inferiore agli otto minuti. ciò nonostante il pezzo non sembra dare nessun segno di voler mollare, nessun tipo di cedimento qualitativo, anzi fila molto liscio nei suoi campi repentini di ritmo e movimento.
l'approdo a metà canzone è verso praticamente una canzone completamente diversa, che si trascina verso la fine con un piano che, tracciando accordi ben precisi, la fa da padrone, accompagnato dall'immancabile batteria e le doppie voci del cantato sempre ben pensato.
il pezzo finale, high class, è un altro capolavoro del disco. esso porta con se sonorità cosiddette adolescenziali, ma che in altre parole si possono definire anche malinconiche, rimembranti del passato, insomma chiamatele come volete, la cui intro è affidata ad un bellissimo giro di piano ed il resto sempre caratterizzato dalla costante sincope batteristica che definisce ritmi difficilissimi a mille all'ora utilizzando tutti i tibri a propria disposizione, particolare per quanto riguarda questa canzone l'uso sovrabbondante dei bordi.

il purtroppo sconosciuto the wilderlessness è una gemma che a contatto con la luce riesce a dare sfaccettature interessanti che dovrebbero essere più presenti nel panorama musicale moderno e non essere un tesoro raro da rincorrere continuamente usando tutti i mezzi telematici possibili ed immaginabili d'informazione e di ricerca. la concezione musicale, il sound pulito, la realizzazione tecnica eccelsa, la produzione molto buona, i jazzismi batteristici, le note malinconiche del pianoforte fanno di questo disco una delle opere
annuali più interessanti, e nessuno lo sapeva, purtroppo.


l'album è completamente disponibile in streaming sul sito ufficiale dei ragazzi

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