5.6.10

Magnetic Fields - Realism (2010)

genere: pop
durata: 33.44

tracklist:
01 "you must be out of your mind"
02 "interlude"
03 "we are having a hootenanny"
04 "i don't know what to say"
05 "the dolls' tea party"
06 "everything is one big christmas tree"
07 "walk a lonely road"
08 "always already gone"
09 "seduced and abandoned"
10 "better things"
11 "painted flower"
12 "the dada polka"
13 "from a sinking boat"

la storia dei magnetic fields è tanto affascinante quanto profondamente legata a quella del loro componente principale stephin merritt, uno dei grandi compositori a tutto tondo di questi due decenni. la sua produzione sterminata di canzoni si affaccia praticamente su tutti i multipli e i sottomultipli del pop-rock. una personalità timida dalla voce profonda, s'è, per gran parte della sua carriera, nascosta dietro pseudonimi ed ha aperto (e mai completamente chiuso) molti progetti musicali. quello che ha raccolto più successo è senza dubbio magnetic fields, capace di centrare negli anni '90 un capolavoro incredibile ed una manciata di buoni dischi. nel 1999 decide di pubblicare la sua più grande opera, che è un album di grandezza (e anche durata) mastodontica, costituito da tre cd, 69 canzoni e perciò intitolato 69 love songs. l'idea centrale era quella di creare un intero musical di 100 tracce, ma sarebbe stato veramente troppo. 69 love songs è rimasto nel cuore molti - anche al sottoscritto - per la sua capacità di esplorare con fortunatissime canzoni ogni ambito dello scibile amoroso e musicale (merritt è peraltro omosessuale), abbozzando anche avanguardie inedite. successivi lavori sono i, concept costruito interamente sul soggetto personale e distortion, conversione shoegaze che profuma ancora di capolavoro.

merritt esce allo scoperto nel 2006 con un disco firmato col suo vero nome, intitolato showtunes, interessante operetta dal sapore profondamente orientale.

questo realism esce a due anni di distanza da distortion, per un soffio disco dell'anno nella mia importantissima e mondialmente riconosciuta classifica mentale. la liesone rouge che collega i due album è molto netta, a cominciare dalla copertina, è difatti quella di realism un corrispettivo sobrio e sostanzialmente asettico di quella di distortion, rimanendone invariati gli elementi fondamentali. stessa regola vale per il sound, sporco e distorto nel primo e volutamente chiaro pulito nel secondo. l'unica, fondamentale, differenza sta nella qualità delle canzoni, se la presa sonora di distortion e le melodie ben studiate hanno un grande impatto di freschezza, realism rimane sostanzialmente un sommario della carriera dei campi magnetici, una composizione paragonabile a quelle degli esordi, ma con una produzione moderna. le canzoni vertono attorno a quello che si può definire un folk-pop, con le solite rifiniture ricercate del panorama indie. merritt e la sempre fedele compagna claudia gonson sono come al solito in formissima nel cantato, tecnicamente l'album è ben realizzato. insomma, nei vari settori presi singolarmente realism non differisce troppo da distortion, però le sensazioni a caldo dopo l'ascolto di entrambi sono differenti, quest'ultima uscita è sì buona, ma lascia un senso di defezione, di mancanza, come se nessun nuovo apporto fosse stato indotto.

il risultato, dunque, è un dolce e rinfrescante salto nel suono dei magnetic fields con, però, canzoni inedite. nulla più.


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