2.6.10

Band of Horses - Infinite Arms (2010)


genere: pop-rock
durata: 45.27
tracklist:
01 Factory
02 Compliments
03 Laredo
04 Blue Beard
05 On My Way Back Home
06 Infinite Arms
07 Dilly
08 Evening Kitchen
09 Older
10 For Annabelle
11 NW Apt.
12 Barles + James

la band of horses, cioè i ragazzi indie che fanno pop rock e si vestono con le camicie di flanella a quadrettoni, t-shirt e converse come se il grunge non fosse morto e sepolto. essa nasce a seattle nel 2004 dalle ceneri dei carissa's weird, gruppo musicale che ha raggiunto buoni livelli qualitativi e discreti successi di critica. l'ultimo album risale a quest'anno e s'intitola infinite arms, per pubblicizzarlo furono scelti come spalla ai loro concerti da nientepopodimenoche i pearl jam, sempre molto attivi live, e già con due date programmate in italia sul finire dell'estate all'heiniken jammin' festival e a bologna (con arcade fire ecc).

dopo tre anni di silenzio in studio, ma grande attività concertistica ed un cambio di casa discografica ecco che arriva questa nuova perla, uscita il 18 maggio, genere pop-rock, però con tanti arrangiamenti orchestrali a condire la melodia.
il singolo s'intitola compliments e possiede un video piuttosto psichedelico, la canzone è relativamente semplice e di facile presa. è un episodio ben riuscito, ma non c'è di certo da urlare al miracolo. la copertina invece ritrae una terra, intesa come pianeta, in movimento rivoluzionario attorno al proprio asse (nozioni spicciole di geografia astronomica), testimoniato dai cerchi tracciati dalle stelle.
a parte la visione scientifica e fredda ed insensata, l'effetto notturno, le montagne, il cielo e le stelle contribuiscono a spiegare (cosa che le parole non riuscirebbero a fare in questo caso, tanto meno le mie) un po' il contenuto del disco. un contenuto molto soft, ma non per questo banale. una musica tranquilla, un pop di classe, ma senza paura di suonarlo. una musica bella da suonare, da riprodurre (sebbene non facilissima, come qualsiasi pop di classe).

l'intro è affidata a factotum, costituita su fitte fondamenta d'archi. laredo va avanti sulla falsa riga tracciata da compliments, perpetuandone la freschezza e la buona qualità di produzione, ma il disco comincia a salire di caratura dal pezzo successivo, blue beard.
blue beard è un pezzo pop davvero bello ed esprime in musica la sensazione che si prova guardando la copertina. è una canzone trasognante e particolarmente sentita la cui melodia è costituita da venature chitarristiche e successivamente batteristiche, ma più che altro da un cantato molto coinvolgente e ben supportato da doppie voci particolarmente ben pensate. il testo termina con un nonsense, o meglio io ho avuto - dall'alto della mia incompetenza d'inglese - questa impressione (take a little time gonna roll the dice / taken for a ride, any normal life will do, too / find another way, try to break the ice / every day and night, the banana peels were true. true). l'eredità da parte di papà brian wilson è grande, ma la scusante è che non conosco nessun complesso pop che non deva almeno una manciata di canzoni all'ex leader dei beach boys.
la successiva way back home è un buon pezzo e, come da titolo, una cavalcata verso casa.
con dilly, invece, si torna più che altro alle sonorità iniziali del disco, estremamente suonate ed estremamente popeggianti. questa canzone è difatti un esempio molto ben realizzato di una canzone pop come si deve, con doppie voci, ritornello ben studiato ed il tutto ben suonato. older invece (pensate sempre alla camicia di flanella, le converse e tutto il resto) sembra più che altro aderire al filone pop country americano per via del sound particolarmente simile, la chitarra acustica ed il cantato, il tutto sembra quasi a costituire una canzone di gram parson. trudy è un altro pezzo lento pop particolarmente bello e coinvolgente.

insomma, l'intero pacchetto canzoni di questo disco appartiene al repertorio più dolce e romantico della band, anche se la mescola, tra il rock più intenso di northwest apartment, al finale di bartles + james, col cantato quasi 'liturgico' accompagnato dal pianoforte ed il finale in crescendo, compresi poi tutti i pezzi di cui abbiamo parlato prima, rendono il prodotto musicalmente eterogeneo, la cui produzione fa davvero miracoli e immerge nell'ascolto.

si tratta di uno dei dischi più belli del 2010 fino adesso, difficilmente può eguagliare un similes e mai potrà arrivare a teen dream, per via fondamentalmente di qualche pecca, ma è un prodotto che in questi tempi duri per il pop vale la pena possedere. perché il mondo non è pieno di mark everett o stephin merritt, allora quando qualche nostalgico di kurt cobain ci dona la grazia di regalarci un disco del genere noi non possiamo che accettare.


il disco è completamente in streaming gratuitamente sul sito ufficiale, ascoltatelo pure qui

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