
genere: upper west side soweto
durata: 36.44
durata: 36.44
tracklist:
01. Horchata
02. White Sky
03. Holiday
04. California English
05. Taxi Cab
06. Run
07. Cousins
08. Giving Up The Gun
09. Diplomat’s Son
10. I Think Ur A Contra
i vampire weekend nascono nella primavera del 2006 a new york city e prendono il nome da un vecchio cortometraggio prodotto in un'estate da un membro della band. il loro sound ed il loro modo di fare canzoni è altamente cangiante, tanto da rendere complessa la classificazione musicale. per riassumere si potrebbe dire indie pop rock, ma loro preferirebbero dire "upper west side soweto". chiaro, no?
raggiungono il successo con l'album omonimo uscito nel 2007, seguito da un tour mondiale.
siamo qua invece a recensire l'ultima loro fatica, uscita il 12 gennaio di quest'anno. il primo susseguirsi di canzoni, per un ascoltatore non troppo esperto, può spiazzare. il cantato ricrea (volutamente, in realtà) parecchie dissonanze con la melodia principale, il cui ritmo principale è spesso sincopato, lasciato in sospeso.
per cercare un (nobile) paragone, si può dire che ci siano somiglianze a tratti nitide col capolavoro dei dirty projectors datato 2009 e intitolato bitte orca. una musica che dunque è a tratti sperimentale, rimanendo però sempre nel grande recinto del pop, abbellita con tutto quello che offre la casa, coretti e cantati à la elvis costello (cousins in particolare, per citare un pezzo, che sembra proprio proveniente da un my aim is true o altro...), basi elettroniche o sintetizzate, ritmo difficilmente regolare e utilizzo di basso e chitarra quasi mai in maniera massiccia (specialmente per quanto riguarda la chitarra), quasi mai ordinario.
i vampire weekends sono una band di elementi molto giovani e dunque ancora affezionati a quello che è il vivere adolescenziale, anche se però nel loro disco d'esordio questa mezza ingenuità si mischiava anche con le melodie permeate dal (quasi fanciullesco) intimo senso del voler scoprire, si può dire che con questo secondo lavoro siano cresciuti un pochettino. abbiano affrontato l'assemblamento di questo album con più maturità e perizia.
gli arrangiamenti di tutte le canzoni, così come il cantato - che talvolta da l'impressione, ma sottolineo da solo l'impressione, di essere avulso dal contesto -, possono sembrare leggermente difficoltose confronto ad un comune disco indie pop, ma una volta capita la chiave dell'intera composizione (che come in tutti gli album sta nella nostra testa) ci sembrerà molto più piacevole l'ascolto.
tuttavia chi ha amato bitte orca (come il sottoscritto) non può non apprezzare questo lavoro, nati entrambi in due circostanze profondamente diverse, da band diverse e provenienti da passati diversi, ma comunque in qualche modo simili.
il disco ha inizio con horchata, che prende il nome da una tipica e celebre bevanda spagnola, fatta di latte (un latte particolare, non ho capito quale), acqua e zucchero e servita freschissima, quasi ghiacciata (perle di cultura, eh?).
la successiva white sky, con la cassa incessante, strizza l'occhiolino agli animal collective di merriweather post pavillion, disco che ormai sta nei libri di scuola, sebbene sia solo dell'anno scorso. un altro pezzo che deve davvero tanto a questa eredità è california english.
più sostenuto e più ordinariamente poppeggiante è la breve e successiva holiday che invece fa venire in mente gruppi quali phoenix o field music (dunque tipicamente più pop).
dopo l'incedere marciante ed il successivo trionfo nel ritornello di run, definitivamente molto gradevole, passiamo alla frenetica cousins, che mischia vare discendenze musicali con risultato originale e carino. la successiva giving up the gun, nonostante la batteria schiacciasassi, è un pezzo relativemnte tranquillo, con un cantato pop e lievemente malinconico.
diplomat's son è il pezzo più complesso del disco (ed anche più lungo), è diviso in vari movimenti che s'intrecciano su loro stessi, talvolta non collegati. il cantanto è sicuramente paulsimonesco, debitore di quella coppia pop che tanto ci ha fatto sognare.
pezzo finale: i think ur a contra, pezzo riflessivo ed arrangiato in maniera minuziosa, con un trionfo centrale di archi emozionante.
contra è un disco interessante, che sicuramente è nano su spalle di giganti, su tutti animal collective e simon & garfunkel (c'è chi è più gigante di altri, ma vabè...), ma a parte tutto denota una vena creativa di un complesso che per ora sta facendo vedere cose egregie, scrivendo musica che, sebbene paghi i suoi debiti, non è mai banale e non è mai spudoratamente referenziale.
0 commenti:
Posta un commento