1.6.10

XTC - Skylarking (1986)


genere: pop
durata: 49.30

tracklist:
1)Summers Cauldron
2)Grass
3)The Meeting Place
4)Thats Really Super Supergirl
5)Ballet For A Rainy Day
6)1000 Umbrellas
7)Season Cycle
8)Earn Enough For Life
9)Big Day
10)Another Satellite
11)Man Who Sailed Around His Soul
12)Dear God
13)Dying
14)Sacrificial Bonfire
15)Mermaid Smiled


gli xtc sono una delle più produttive band pop inglesi, tanto da essere stati soprannominati da qualcuno i 'beatles falliti', non sbilanciamoci troppo, ma certo è che la carriera di questi ragazzi poteva essere ben più florea di quanto è stata (e se lo sarebbero meritato).
il nocciolo duro della band è formato dal chitarrista andy partridge (anche grande produttore) e dal bassista colin moulding (idem con patate). dapprima la band usufruisce anche dei membri e cofondatori terry chambers e barry andrews, che nel tempo presero strade diverse, l'ultimo ad esempio andò a suonare con robert fripp.
gli xtc risentono molto agli esordi dell'ondata punk e successivamente new wave che ha pervaso il modo di fare musica sul finire dei 70's e che ha specialmente scosso l'inghilterra che, andando avanti col tempo, tra siouxsie, joy division e cure, si sarebbe presto suicidata assieme a ian curtis.
quello che però ha da raccontarci, nel suo operato, questa band di wiltshire, prevede un'evoluzione verso sonorità molto più raffinate che abbandoneranno presto i barlumi punkrock verso vere e proprie canzoni pop come si deve.
peraltro (e s'è diciamo "scoperto" - cioè i più stolti del tempo l'hanno scoperto - dopo) precedentemente all'album che ci apprestiamo a recensire ci fu un'interessantissimo episodio chiamato 25 o'clock, firmato sempre dai nostri affezionatissimi, sotto pseudonimo di dukes of stratosphear, che altro non è che un'opera estremamente citazionistica (cita pink floyd, byrds, beatles e tutta quella branca di pop psichedelico a cui gli xtc presto approderanno, anche col loro nome). l'episodio seguente è situato, cronologicamente, dopo skylarking, e s'intitola psonic psunspot, ed è davvero molto interessante, seppur rarissimo.
l'eccentricità delle registrazioni (con un minimo d'orecchio - la voce di partridge è davvero inconfondibile - si potevano riconoscere facilmente) e dei video fece comunque capire d'essere di fronte ad una band molto creativa e particolare, nonché pazza.

l'album skylarking fu accolto benissimo dalla critica, che l'ha subito osannato, ma non dagli xtc stessi. intanto dissidi con il produttore (il grande todd rundgren - autore del bellissimo doppio cd something / anything) prorogarono l'uscita dell'album all'autunno del 1986, ma l'intero risultato, l'intero operato di rundgren lasciò l'amaro in bocca a moulding e partridge. difficilmente ci si può credere se si ascolta l'album, tutti i pezzi suonano benissimo e la produzione funziona alla grande. certo, ok, se poi per sventura (anzi per estremo piacere) proviamo ad ascoltarci nonsuch o apple venus vol. 1, prodotti dagli stessi moulding-partridge abbiamo davvero un'idea di ciò che può essere la perfezione.

come abbiamo detto stilisticamente si tratta di un album pop, che si rifà più che mai alla musica di beatles e beach boys. l'inizio è affidato a summer's cauldron, canto di uccellini, un moscone solitario passa in un istante, la situazione è pacifica, ed ecco la voce di partridge come se fosse 'fuori campo' che ci introduce al pezzo. la musica è freschissima ed estiva, se ascoltata al caldo può dare l'effetto - ai più fantasiosi - orgasmico quanto quello di un ghiacciolo. la successiva grass, a cui il primo pezzo è legato continuativamente, continua su questa falsa riga. sembriamo quasi immedesimarci in questo ambiente naturale. arrangiamenti geniali di violino introducono grass, corredata da percussioni esotiche.
the meeting place introduce invece il cantato più 'basico' di moulding e gli arrangiamenti sono costantemente raffinati e precisi. il disco va avanti gioioso anche quando arriva la pioggia in ballet for a rainy day, fino alla presenza di qualche violoncello più spaventato ed un cantato in alcuni tratti leggermente più aggressivo di 1000 umbrellas, legata sempre continuativamente a season cycle. earn enough for us invece è un pop più 'suonato' e più 'picchiato', chitarra che fa capolino e ritmo di batteria sostenuto: è il paradigma di canzone pop come si deve, forse ne hanno scritte nella storia un miliardo, ma ancora oggi si riesce a riconoscere quando ci troviamo di fronte a merda ed, al contrario, come in questo caso, a veri capolavori. chi fa musica dovrebbe studiarsi questo pezzo a memoria, earn enough for us non è a day in the life, non è like a rolling stone e non è paint it black, è semplicemente un libro di scuola.

più morbida e acustica è la seguente big day, a sua volta scalzata da another satellite (sì, ok, è anche il nome del blog, contenti?). questo pezzo si rifà sul ritmo elettronico (rundgren era un mago già in tempi non sospetti - tanto da, perla di erudizione gratuita, essere stato citato, in una traccia dove spiega in breve le magie del suo studio di registrazione, in un album degli hot chip, precisamente made in the dark, che altro non sono se non uno dei gruppi popelettronici più interessanti in circolazione) e l'addobbo di steel drums e reid normalissimi da batteria (tenuti il più stretti possibili). basso e cantato di partridge.
segue the man who sailed around his soul, dimostrazione schiacciante dell'abilità tecnica di questa band: prairie prince, batterista di allora, inventa un groove incredibile, da rimanerci stecchiti per qualsiasi appassionato dello strumento. fiati e bongos in sottofondo e così se ne va un altro capolavoro del disco.

dear god è un pezzo tostissimo anche (o forse soprattutto) dal punto di vista della lirica (non nel senso pavarotti, eh), esprime cioè un forte scetticismo riguardo la religione, l'intro è assegnata al cantato di un ragazzino, che scrive una lettera a dio stesso. il finale è selvaggio, testimoniato dal canto di partridge, che si ripromette di non credere più in nulla, per via dell'inutilità della cosa, per via delle delusioni, dell'ipocrisia, del bigottismo, del male della religione nel mondo.
la successiva dying è l'ennesima gemma di questo grande gioiello, l'ennesima sfaccettatura del purissimo diamante.
mermaid smiled è un pezzo giocoso costituito da chitarra acustica e percussioni eterogenee, il finale però è affidato a sacrificial bonfire, con lo split vocale moulding / partridge (anche se moulding canta per gran parte del pezzo), con batteria da marcetta e archi da orgasmo.

rischio di ripetermi, anzi mi ripeto spesso (quando parlo di questi album, a me particolarmente cari, sono proprio monotono), però questa è una perla senza pecche. preziosissima. uno dei picchi pop, impossibile non esserne in possesso.



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