31.5.10

Radiohead - Ok Computer (1997)

genere: alt-rock
durata: 53.26

tracklist:
1) airbag
2) paranoid android
3) subterranean homesick alien
4) exit music (for a film)
5) let down
6) karma police
7) fitter happier
8) electioneering
9) climbing up the walls
10) no surprises
11) lucky
12) the tourist

i radiohead arrivano ad ok computer come assodati e riconosciuti esponenti del brit pop. pablo honey, esordio, è stato più che positivo per quanto riguarda le vendite, creep ha avuto uno strepitoso successo, più del previsto e forse più del voluto, the bends, album successivo, ha anche fatto intuire le qualità artistica della band oxfordiana.
dopo due anni i cinque bravi ragazzi capitanati da thomas edward yorke cercano dunque la conferma, di critica e di vendite, che - forse - li consacrerebbe (e confermerebbe) come band alt rock (o brit pop) prototipo, cioè da imitare (non da vasco rossi, possibilmente).
si chiudono in studio per alcuni mesi con il fido nigel godrich (produttore storico della band) e con una minuziosità ed un perfezionismo pauroso registrano le 12 tracce dell'album, imbellite da arrangiamenti ricercati, tecnicamente e qualitativamente eccelse.
il concetto principale dell'album rotea attorno all'alienazione da metropoli e da lavoro appunto 'alienante'. quel tipo di lavoro che ti frigge il cervello, ti distacca dalla vita reale, che ti porta ad eseguire meccanicamente sempre le solite cose, a non poter usare la propria mente o la propria creatività. la copertina è di per sè esplicativa e perciò un capolavoro, manco fosse un'opera di un famoso artista, esprime quantomai bene il concetto di freneticità e caos della grande città.
come singolo del disco fu fatta una scelta piuttosto insolita, cioè quella di utilizzare paranoid android, pezzo alquanto atipico e ostico, durata sei minuti e mezzo e dal video completamente distaccato dalla musica. un pugno in un occhio al sistema (come i radiohead sapranno ben fare anche in futuro, anche se in modi diversi, con kid a ed in rainbows) dello showbiz.
comunque bando alle ciance ecco che inseriamo il disco e ci troviamo faccia a faccia con la musica, la partenza è col violoncello inquietante di airbag. pezzo studiatissimo e perfetto. forse quello meglio prodotto e più minuzioso dell'intera produzione dei radiohead, basti pensare che i cinque di oxford si sono spremuti le meningi per trovare i timbri (specialmente della batteria) migliori tanto da dedicarci, in studio, un mese.
il risultato è eccellente, numerose sovraincisioni e la qualità compositiva e tecnica è impressionante.
il testo è ermetico, ma affascinante, in parte visionario (jackknifed juggernaut / i'm born again / an interstellar burst / i'm back to save the universe), e pare parli di un incidente vissuto in prima persona da thom yorke, sempre grato a questo airbag che gli avrebbe salvato la vita (an airbag saved my life). tre rintocchi di avvertimento, e si passa al secondo pezzo:
di paranoid android abbiamo già accennato qualcosa, è il singolo di questo disco, ed è un pezzo favoloso e geniale. è una pesante critica contro gli yuppies, si suppone, cioè l'evoluzione wallstreettiana dei cosiddetti 'paninari', uomini in carriera, che giocano in borsa, imprenditori, investitori molto celebri e ricchi.
il pezzo è diviso in tre movimenti, il primo definibile acustico, poi gli altri due molto più lenti - entrambi suddivisi dagli assoli a dir poco perfetti, distorti, dissonanti, geniali di jonny greenwood.
il cantato di yorke (come in gran parte del disco) è acuto e folgorante.
forse l'unica intro plausibile dopo un pezzo del genere ed esistente in natura è proprio quella, guarda caso, del pezzo successivo, subterranean homesick alien. capolavoro anche nel titolo, abbiamo già parlato del concetto di alienazione, ma questa sigla - oltre ad essere un po' strana - serba in sè una dotta citazione musicale, ovvero rimanda a quella (fantastica) subterranean homesick blues di bob dylan, presente nell'album bringing it all back home. bene, l'arpeggio iniziale chitarristico, oltre che essere un bel casino, è davvero una delle intuizioni più geniali dell'intero disco.
exit music (for a film), cioè l'ipotetica colonna sonora di chiusura di un film x, secondo i radiohead. ennesimo centro, ennesimo capolavoro. questo disco sembra non avere nemmeno il minimo calo. questo è il momento più sinuoso e più emozionante dell'intero disco, atmosfera soffusa (ed estremamente travagliata) creata dalla voce di yorke (ad uno dei suoi picchi, in carriera), inacidita (volutamente) dal reid subentrato a metà canzone e dalla batteria in generale. il finale è esplosivo, con le urla perfette del cantante dei radiohead, quasi ormai scoppiato in lacrime.
sono forse i quattro pezzi più belli in assoluto dei radiohead, e manca ancora più di metà disco: let down è un episodio brit pop particolarmente riuscito che strizza l'occhiolino al precedente the bends, mentre la successiva karma police è uno dei pezzi più famosi dell'intera produzione radioheadiana. il video specialmente è particolarmente riuscito.
dopo la caotica fitter happier c'è spazio per l'episodio più duro del disco, electioneering, rock 'politico' (cioè a sfondo politico) con una chitarra puntigliosa e la solita batteria molto pronunciata. climbing up the walls è un'altra idea compositiva geniale, con yorke che sembra cantare dentro un secchio (un artificio del genere verrà utilizzato - proprio con un secchio - in amnesiac nel pezzo you and whose army).
è un carillon, invece, ad introdurre, con poche (ma azzeccatissime note) la tenue cantilena di no surprises. è l'episodio più tenero e dolce del disco, la lieve speranza, quasi l'allegria, la tentazione di credere che l'opprimente città, che il mondo, per una volta si apra per dar spazio a spiragli di luce solare. ma è il pezzo più corto del disco.
due righe vanno dedicate al video, favoloso. in pratica yorke è inquadrato mentre tiene la testa in un acquario, che progressivamente si riempie. negli outtakes che si possono trovare in giro del video si vede chiaramente la difficoltà nel girare un video del genere, con yorke che ha rischiato addirittura di soffocare.
ed assieme a thom yorke anche noi riemergiamo nell'atmosfera alienante di lucky, altro pezzo fantastico.
l'ultima traccia è però appannaggio di the tourist, con lo splendido ritornello 'hey man / slow down', con il quale va a concludersi l'intero (favoloso) disco. ed è così, yorke raccomanda l'ascoltatore di rallentare, così come se stesso (they ask me where the hell i'm going / at a 1000 feet per second). il bellissimo assolo di greenwood sublima l'intero componimento, che termina così, sempre più lentamente.

1 commenti:

Unknown ha detto...

sbaglio o ti piace questo disco?A me non dispiace,si..direi che è il disco più degli ultimi mille anni

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