
genere: psych-folk
durata: 29.28
tracklist:
01. blood dries darker
02. pick up
03. suffering season
04. time fading lines
05. from the horn
06. death rattles
07. mornin' time
08. i was gone
09. get back
10. deep
11. til the sun rips
che fine han fatto gli anni '60? immaginate di voler tornare, giusto così, per provare, sulle spiagge di s. francisco, tra un trip d'acido e un bagno, il sole cocente e tutti a cerchio attorno al fuoco a leggere poesie, a cantarsi canzoni, a strimpellare con la chitarra.
immaginate ancora i tempi di woodstock, i CSNY (per i profani crosby, still, nash & young), i byrds più ispirati e più psichedelici di younger than yesterday ed infine le jam sessions dei grateful dead.
sono le visioni ad occhi aperti durante l'ascolto dell'ultimo disco dei woods, at echo lake, 11 tracce x 29 minuti d'ascolto, proprio come younger than yesterday dei byrds. essi riescono a riportare in auge e fondere atmosfere west-coast 'frischiane' ad ornamenti orientaleggianti come uno spesso presente sitar harrisoniano a dare atmosfera (from the horn). come sound, atmosfera e tendenza al pop essi ricordano piacevolmente quel tanto amato (da me e dalla critica) fleet foxes, assieme ad un mix rigorosamente lo-fi di ritornelli, guarda caso, wilsoniani.
non manca qualche occhiolino al sound di una band caposaldo dei nineties e del movimento antigrungista chiamata pavement.
il genere di per sé va a creare quello che possiamo definire un folk psichedelico lo-fi con tratti ampiamente pop.
l'opera è dotata di un ermetismo notevole (come abbiamo detto appunto dura solo 29 minuti), ma anche di una concisione che fa ben sperare per il futuro di questa band, in attività solo dal 2005 (ma con già quattro lavori all'attivo) e ben concretizza le buone cose dette su di loro
bucolico, acido, psichedelico ed assolutamente vintage, una virgola nostalgica tra le frasi musicali di quest'anno, un disco che ci riporta indietro di una quarantina d'anni, che ci fa riassaporare quei momenti, cogliendone l'essenza.





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