7.6.10

Rolling Stones - Exile on Main St. (1972)


genere: rock
durata: 67.18

tracklist:
1. rocks off
2. rip this joint
3. shake your hips
4. casino boogie
5. tumbling dice
6. sweet virginia
7. torn and frayed
8. sweet black angel
9. loving cup
10. happy
11. turd on the run
12. ventilator blues
13. i just want to see his face
14. let it loose
15. all down the line
16. stop breaking down
17. shine a light
18. soul survivor

è importantissimo conoscere la storia della musica per apprestarsi ad ascoltare criticamente le nuove uscite musicali e quale occasione migliore se non quella dell'uscita di nuove ristampe, specialmente se curate e madide di novità come queste? il sound rimasterizzato degli stones, condito da quanti più gadget possibili, dvd, fotografie, libretti ecc. risuona piacevolmente vicino alle nostre orecchie a 38 anni di distanza e allora cerchiamo di ripercorrere, nelle nostre possibilità, il mito.

exile on main street è una delle opere di maggiore spessore dei rolling stones ed, in definitiva, uno degli album più belli e importanti della storia della musica moderna.

orfani del polistrumentista ed acuta mente compositiva brian jones, affogato nella piscina di casa sua (vi lasciamo il beneficio del dubbio sui perché ed i percome), la band di jagger e richards ha saputo reagire, dando sfoggio di coesione e grande creatività, dopo il bellissimo aftermath iniziale datato 1966, con una carriera da incorniciare e semplicemente inimitabile.
in questi lunghi anni di eccessi e successi, i ragazzi cresciuti sulle orme dei beatles cantando le loro canzoni tornano in studio per lavorare a questa nuova composizione molto cospicua (si tratta di fatti di un quadruplo vinile). studio per modo di dire visto che si impossessarono di un ex avamposto nazista decaduto nelle vicinanze e lo riadattarono come studio di registrazione. lungi dal fare scandalo per motivi politici (i ragazzi di londra diverranno noti per ben altro tipo di notizie, in parte vere in parte solo leggenda, dimensione comunque importante per tutte le band storiche), si lanciano immediatamente in lunghe ed estenuanti sessioni di registrazione.
a pochi giorni d'uscita di questa immensa fatica jagger confesserà di non esserne pienamente soddisfatto, opinione che si consoliderà molto di più col passare del tempo, egli sostiene difatti che potendo tornare in dietro non si sarebbe prestato per un simile errore. in verità c'è motivo di credere che il lead vocalist degli stones abbia sofferto di gran lunga la posizione da protagonista che prese durante le sessions il chitarrista e suo compagno keith richards, al contrario molto impegnato nella registrazione e nella composizione, nella sua villa in francia, tramite anche influenze a lui molto vicine dell'ex byrds e icona mondiale della country music gram parsons.

exile rappresenta l'ultimo vero capolavoro degli stones, oramai distrutti dagli eccessi e dentro un vortice dal quale, misteriosamente - o miracolosamente -, usciranno (mai completamente - ma giusto in tempo per salvarsi la vita) solamente in futuro, ed ovviamente parliamo della droga. concretamente è un album che non sperimenta nulla di nuovo, ma è comunque un sound diverso quello che ci confezionano gli stones, specialmente dai loro standard. sono difatti nuove le influenze, che vertono attorno al country gramparsoniano (sweet virginia), il boogie (rocks off) e l'honky tonk (torn and frayed), insomma in definitiva influenze prettamente richardsiane, il chitarrista che, tramite questo lavoro, ci da un'idea ben precisa di come lui intenda la musica.
non siamo più negli inferi luciferiani, al cospetto di satana, non è più martellante e costante (sebbene presente) l'incedere tribale della batteria, non c'è il solo riff graffiante, bensì si tratta di una grande opera globale comprendente tutti questi aspetti, ma riadattati in chiave meno grezza, bensì più raffinata.

exile tuttavia impiegò un po' di tempo per essere pienamente digerito ed osannato definitivamente dalla critica, al primo ascolto la produzione spartana può lasciare in parte attoniti, ma conseguenti ascolti lasciano sempre lo spazio necessario per scoprire qualcosa di nuovo, per entusiasmare, per emozionare.

sebbene non siano presenti tracce universalmente note ed inconfondibili - nessuna can't get no satisfaction - e sebbene il disco sfrutti un'omogeneità molto profonda tanto da non far prevalere particolarmente tracce su altre, si possono citare esempi di rock che ogni musicista dovrebbe studiarsi a memoria, tra tutti tumbling dice, torn and frayed e happy.

album dunque difficile, ma meno duro e grezzo del solito. produzione volutamente ostica, ma melodie raffinate al tempo stesso. livelli compositivi che mai più, in futuro, gli stones raggiungeranno, ma poco importa, per una carriera incredibile alle spalle come la loro ed exile on the main st. tra le fila degli album composti, ritenuto da tantissimi la opera migliore del gruppo londinese, un qualsiasi musicista venderebbe tranquillamente l'anima a satana. e forse loro l'hanno pure fatto.


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